Il mercato del lavoro in Olanda

In un periodo nel quale trovare lavoro qui in Italia non è per nulla semplice, viene spontaneo informarsi su come se la cavino gli altri paesi europei in questo frangente, speranzosi di trovare due tipi di conforto:
sperare che siano messi come noi, se non peggio; oppure venire a conoscenza di notizie positive, cercando poi di divulgarle il più possibile, speranzosi, chissà, che qualcuno ascoltandole decida di prendere spunto. Inoltre, se il vostro tipo di conforto si riflette nel secondo appena citato, be’, esiste sempre l’opzione di trasferirsi laddove le cose funzionano con più buon senso. Detto ciò, quest’oggi desidero parlarvi in breve del mercato del lavoro in Olanda, così, giusto per darvi qualche spunto da divulgare.

Innanzitutto, occorre affermare che il mercato del lavoro olandese si caratterizza per la presenza di una manodopera molto qualificata e con livelli di produttività elevati. Un risultato cui ha contribuito in maniera determinante la politica degli ultimi anni, volta a conferire un maggior grado di flessibilità al mercato del lavoro nel suo complesso, attraverso il ricorso in larga misura di contratti lavorativi part time e l’utilizzo del lavoro interinale. Da notare che nel paese c’è il più alto livello di lavoro part time di tutta l’Unione europea e l’aumento della partecipazione delle donne al mercato lavorativo non fa altro che confermare questo trend. Numeri alla mano, è stato calcolato che circa il 40% della popolazione attiva è attualmente assunta proprio mediante un contratto part time.
Entrando più nello specifico, così da fornirvi informazioni più pratiche qualora aveste il pensiero di voler trasferirvi qui in cerca di lavoro, direi di dividere il mercato del lavoro olandese in due categorie: il lavoro qualificato e il lavoro generico.
Il lavoro qualificato è il ramo che gode di una buona offerta, all’interno della quale ci sono stipendi ottimi e agevolazioni gradevoli che mutano da azienda ad azienda. Amsterdam e Rotterdam, ad esempio, sono sede di importanti aziende multinazionali. Gli stessi olandesi, in questi ultimi anni, hanno investito molto nelle energie rinnovabili, ma non solo, pure nel settore chimico, in quello elettronico, alimentare e del gas. Insomma, gli abitanti del paese dei tulipani, essendo pionieri delle biotecnologie, sono sempre alla ricerca di personale qualificato, per cui, se avete i requisti giusti, mandate tranquillamente la vostra candidatura a tutte le aziende per cui vi interesserebbe lavorare, potrebbe uscirne qualcosa di buono.
Per quanto concerne il lavoro generico invece, sappiate che il settore del turismo qua va alla grande e dà la possibilità di trovare pure primi impieghi senza troppe difficoltà. Ristoranti, alberghi, ostelli e fast food potrebbero essere il vostro punto di partenza. Se il settore turistico non è esattamente il vostro campo, potete puntare pure sui call center, ma anche alle ditte edili o a quelle di pulizie, ed in generale su tutti quei lavori che possono essere un trampolino di lancio per un possibile qualcosa in più.
I salari in Olanda sono proporzionati con la vita abbastanza cara che c’è qui, ma la peculiarità è che matematicamente, i salari crescono parallelamente all’aumento dell’età anagrafica. Più diventi grande e più cresce pure lo stipendio. Ad esempio, se un sedicenne potrebbe doversi accontentare di uno stipendio di 450/500 euro, dai 23 anni in su vi aspettano tranquillamente 1500 euro mensili. Ovviamente questi sono dati puramente indicativi, quindi prendeteli con le pinze. Comunque, tendenzialmente un operaio può guadagnare dai 1650 euro ai 2100; un impiegato dai 2300 ai 2500 e un dirigente dai 5000 ai 9000 (beati loro).
Per quanto riguarda la pensione invece? Su questo punto c’è molta similitudine con noi, difatti l’età pensionabile è di 65 anni con 40 lunghi anni di contributi alle spalle.
Ad ogni modo, grazie ai molti contratti di lavoro part time e ad una media di 30 ore settimani lavorative circa, il 53% degli adulti olandesi pratica attività sportive la bellezza di 4 volte alla settimana. D’altronde si lavora per vivere, non si vive per lavorare. Che ne dite? Prendiamo spunto? Pure la logica suggerisce che se fai lavorare qualche ora in meno i tuoi dipendenti c’è più possibilità di assumerne di altri. Lavorare meno ore significa più efficienza e meno disoccupazione, non male no?!


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