Civico museo della Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale

L’altro giorno, siccome i musei a Trieste erano gratuiti, mi sono recato al Civico museo della Risiera di San Sabba, un vero e proprio monumento Nazionale. La Risiera di San Sabba, costruita nel 1898 nel periferico rione di San Sabba, è stato un lager nazista, utilizzato per il transito, la detenzione e l’uccisione di un gran numero di detenuti, in prevalenza prigionieri politici ed ebrei.

Oltre ad essi, vi furono imprigionati pure prigionieri civili, destinati ad estenuanti lavori forzati. Le vittime venivano uccise mediante fucilate, colpi di mazza alla nuca, oppure avvelenate con i gas di scarico dei furgoni. Proprio a causa di tali uccisioni, la Risiera viene spesso definita erroneamente “campo di sterminio”. Nel lager c’era pure un forno crematorio, destinato a bruciare i cadaveri. Nel 1965 la Risiera è stata dichiarata Monumento Nazionale per poi diventare in seguito un museo.

Con l’intento di farvi compiere una brevissima visita virtuale, nel sottopassaggio,la prima cosa che si nota è il primo stanzone posto alla sinistra di chi entra, chiamato “cella della morte”. Qui venivano stipati i prigionieri destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di alcune ore. Secondo testimonianze, spesso venivano a trovarsi assieme a cadaveri destinati alla cremazione.
Proseguendo sempre sulla sinistra, si trovano, al pianterreno dell’edificio a tre piani in cui erano sistemati i laboratori di sartoria e calzoleria, dove venivano impiegati i prigionieri, nonché camerate per gli ufficiali e i militari delle SS, le 17 micro-celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri: tali celle erano riservate particolarmente ai partigiani, ai politici, agli ebrei, destinati all’esecuzione a distanza di giorni, talora settimane.Credetemi, le celle sono veramente minuscole e risulta strano solo immaginare come potessero starci ben 6 persone all’interno di un’unica cella.

Le due prime celle venivano usate a fini di tortura o di raccolta di materiale prelevato ai prigionieri; a tal proposito vi sono stati rinvenuti, fra l’altro, migliaia di documenti d’identità, sequestrati non solo ai detenuti e ai deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto. Le porte e le pareti di queste anticamere della morte erano ricoperte di graffiti e scritte, ma l’occupazione dello stabilimento da parte delle truppe alleate, la successiva trasformazione in campo di raccolta di profughi, sia italiani che stranieri, l’umidità, la polvere e in generale l’incuria degli uomini hanno fatto sì che col tempo sparissero quasi totalmente. Ne restano come testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez, ora custoditi nel Civico Museo di Guerra per la Pace ad egli intitolato.
Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania. Si trattava di uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da qui finivano ad Auschwitz, Mauthausen e Dachau, con un destino tragico e per molti inevitabile a fungere da destinazione.
Nel cortile interno invece, proprio di fronte a quelle celle infernali, sull’area oggi contrassegnata da delle piastre metalliche, era sito l’edificio volto alle eliminazioni con il forno crematorio di cui inizialmente ho fatto cenno. Proprio sull’impronta metallica della ciminiera, sorge oggi una simbolica Pietà composta da tre profilati metallici raffiguranti la spirale di fumo che usciva dal camino.

Ovviamente, quando si tratta e si discute di simili argomenti, si asserisce sempre il numero indicativo delle vittime coinvolte in queste atroci barbarie, ebbene, secondo alcuni calcoli effettuati sembrerebbero essere tra le tremila e le cinquemila nella sola Risiera. Ahimè, per quanto si tratti soltanto di freddi numeri che mai daranno l’idea di ciò che veramente è stato fatto, urge ammettere che i prigionieri e i “rastrellati” dalla Risiera ad altri campi furono un numero ben maggiore, per cui, di conseguenza, le vittime furono molte di più.

Ora, per non rovinare la visita di coloro che sceglieranno di dedicare un paio d’ore della propria giornata alla Risiera di San Sabba, direi di finirla qui con le informazioni, anche perché il museo è davvero molto ben fornito per quanto concerne il materiale informativo. Ecco, ancora una cosa che ho appena scoperto pure io: la visita è gratuita, sempre. Motivo in più per andarci no?! Ricordare non fa mai male, ma commemorare coloro che si sono ritrovate vittime di questa disumana crudeltà, be’, è sacrosanto.

Ps: tutte le immagini, a parte la prima, sono state scattate proprio durante la mia visita alla Risiera.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...