Alcuni cenni sul sistema sanitario in Italia e nel mondo

Nel mondo, come sappiamo, sono presenti una grandissima quantità di sistemi sanitari. In alcuni paesi la sanità è liberalizzata e/o privata, mentre in altri essa è prerogativa dei governi. A dire il vero, vi sono pure paesi che hanno una sanità di tipo misto, ovvero sia pubblica che privata.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), gli obiettivi principali di un sistema sanitario sono la salute, rispondere alle aspettative della popolazione e un costo che sia equo.
La valutazione di questi obiettivi dipende da come i sistemi svolgono quattro importanti funzioni: la promozione della salute, la generazione di risorse, il finanziamento e la gestione. Un sistema sanitario può essere inoltre valutato con altri parametri, tra cui la qualità, l’efficienza, l’ammissibilità alle cure e il trattamento equo. A tal proposito, negli Stati Uniti, in merito a questo tipo di valutazione, sono state introdotte le cosiddette “cinque C”: Costi, Copertura, Consistenza, Complessità e Cronicità.

Addentrandoci più nello specifico, urge sapere che in Italia (così come in Australia, Belgio, Canada, Francia e Portogallo) un accesso su cinque al Pronto soccorso è inappropriato. Frodi ed errori in sanità hanno un impatto del 6% sul totale della spesa sanitaria dell’area Ocse e un cittadino su tre considera la sanità come un area gravemente esposta alla corruzione. I costi di gestione dei sistemi sanitari coprono in media il 3% del totale ma con variazioni da uno a sette tra i paesi membri. La penetrazione dei farmaci generici passa dal 10 all’80% tra i vari Stati ma in compenso il consumo di antibiotici è eccessivo ovunque (circa il 50% dell’impiego a uso umano è inappropriato) e genera fenomeni di antibiotico-resistenza. Un bambino su tre nasce da taglio cesareo quando questa pratica sarebbe consigliata in non più del 15% dei parti, in sette Paesi la percentuale supera il 35% e solo in quattro Paesi si avvicina al 15 per cento. Infine più del 10% della spesa per le cure in corsia è volta a rimediare ad errori evitabili o a infezioni ospedaliere. Infatti troppo spesso i pazienti non ricevono l’assistenza corretta, finendo per ripetere esami diagnostici solo perché le informazioni non vengono adeguatamente condivise tra i diversi attori che erogano le cure, o ancora peggio sono sottoposti a terapie che causano gravi complicazioni che di certo potrebbero e dovrebbero essere evitate.

Secondo la classifica dell’Ocse del 2015, coloro che più spendono maggiormente all’anno per la sanità sono gli Stati Uniti, con un equivalente di 9541 dollari per ogni residente. Un livello di spesa sanitaria che è due volte e mezzo la media di tutti i paesi OCSE (3814 dollari) e circa due volte più elevato come in alcuni altri paesi del G7, tra cui la Germania (5267$), il Canada (4608$) e la Francia (4407$). A spendere di meno sono Messico (1052$) e Turchia (1064$), con livelli di meno di un terzo della media OCSE.
In Italia la spesa pro capite per la salute ammonta a 3272 dollari, ovvero, se ho fatto giusti i calcoli, 3069,56 euro circa. Di questi, circa 3/4 derivano dal finanziamento pubblico. Tali numeri ci hanno collocato al 20° posto in classifica. Ovviamente, ancor più importante è avere un’idea su quale siano i paesi con la migliore e la peggiore sanità a livello di qualità. Cerchiamo di scoprirlo.
Premesso che vi sono, come è logico che sia, alcuni dati un po’ contrastanti, non prendete tutto alla lettera.Come vedrete, i dati anche in questo caso sono di un paio d’anni fa.

In cima alla classifica, come si può notare nel grafico sopra collocato, con ben 898 punti totali su un massimo di 1000, troviamo ancora i Paesi Bassi, che tornano ad avere un ampio distacco, pari a 43 punti, rispetto al secondo classificato, la Svizzera (nel 2013 la Svizzera fu distaccata di soli 19 punti, nel 2012 la Danimarca, allora seconda, fu distaccata di 50 punti). Da quando è stato istituito questo confronto, infatti, i Paesi Bassi occupano sistematicamente una delle prime tre posizioni, e sembrano non presentare alcuna pecca, fatta eccezione per i tempi di attesa per i quali, in teoria, esiste ancora un certo margine di miglioramento, e lo scarso impegno nei confronti della lotta al fumo di tabacco e alla sedentarietà. La medaglia di bronzo va alla Norvegia (851 punti). In totale, i nove Stati che ottengono un ottimo punteggio, superiore a 800 punti, sono tutti Paesi dell’Europa Occidentale: dal quarto al nono posto troviamo Finlandia, Danimarca, Belgio, Islanda, Lussemburgo e Germania. Seguono poi, nel secondo blocco, Austria, Francia e Svezia. Solo nel terzo gruppo, nettamente distanziato dal secondo, cominciano a comparire i Paesi dell’Europa Centro-Orientale e i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’Italia, come si può notare, nel 2014 è stata collocata al 22° posto, non propriamente un grande risultato.
Vi propongo inoltre, così da avere la situazione maggiormente chiara, una tabella dei Paesi primi classificati per ciascuna area valutativa.

AREA VALUTATIVA

1° IN CLASSIFICA Punteggio ottenuto Massimo punteggio conseguibile
1. Diritti e informazione dei pazienti Paesi Bassi 146 150
2. Accessibilità Belgio, Svizzera 225 225
3. Risultati di salute Paesi Bassi, Norvegia 240 250
4. Gamma e accessibilità dei servizi offerti Paesi Bassi, Svezia 150 150
5. Prevenzione Islanda, Norvegia, Spagna, Svezia 107 125
6. Prodotti farmaceutici Finlandia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito 86 100

Ovviamente quest’oggi vi ho riportato giusto alcuni dati e cenni molto generali, ma qualora l’argomento riscuotesse il vostro interesse, cercherò con il tempo di addentrarmi più nello specifico, analizzando il sistema sanitario italiano in ogni suo aspetto e magari pure quello di qualche altro paese.


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