Paese che vai, saluti che trovi

Girare il mondo è una delle più belle cose che si possa fare, non solo perchè si ha la possibilità ammirare e conoscere nuovi luoghi, ma pure perchè è possibile conoscere e assaporare nuove culture, finendo inevitabilmente per arricchirsi l’anima.
Ecco così che, proprio per tale motivo, ho deciso di comporre un piccolo articolo che vi sveli come ci si saluta nei vari Paesi del mondo, o meglio in alcuni di essi. Buon viaggio tra i modi più variegati di dare il benvenuto!

KENYA

 
I Masai riservano ai nuovi arrivati una danza volta a dare il benvenuto chiamata Odamu, la quale prevede pure che ci sia una sfida a chi salta più in alto.

FRANCIA
Per i nostri cugini francesi è abitudine salutarsi con due .. no, con tre baci … o forse con quattro? Ecco, diciamo che qui la cosa va approfondita. Da un sondaggio via web, lanciato da un esperto di informatica, Gilles Debunne, è emerso che il 70 % dei parigini saluta i propri conoscenti con due baci, ma il 55% dei cittadini del vicino dipartimento della Seine-et-Marne contraddice gli abitanti della capitale sottolineando come la loro tradizione affermi che è giusto salutare con quattro “bisou” conoscenti e parenti. Non mancano poi i dipartimenti in cui l’abitudine generale è salutare con un solo bacio. «E’ davvero complesso stabilire la regola», dice al Times di Londra Costance Rietzler, direttrice de La Belle École, istituto parigino che propone lezioni sull’arte francese di vivere: «C’è una gran confusione su questo tema». Guardando le statistiche in generale si può dire che nella Francia centrale la maggior parte delle persone ha l’abitudine di salutare con due baci, uno per ogni guancia. Ma già se ci spostiamo al nord, nei dipartimenti che vanno dalla Normandia ai confini con il Belgio, i baci diventano quattro. Nel mezzogiorno francese, da Marsiglia fino alle Alpi la regola è di tre «bisou».

GIAPPONE

 Il saluto giapponese è abbastanza noto, esso infatti prevede che si faccia un inchino, il rei, il quale, oltre a un saluto, può essere pure un ringraziamento e obbligo sociale. Insomma, per distinguerne il significato bisogna basarsi sull’inclinazione e la durata di ciascun inchino. L’eshaku, di 15 gradi, è usato per i saluti informali e per congratularsi; il keirei, di 30 gradi, è riservato a chi si trova in un gradino più alto della scala sociale (come il proprio capo); il saikeirei, un inchino a 45 gradi, si usa di fronte a personalità come l’imperatore, o per farsi perdonare di una grave mancanza.

NUOVA ZELANDA 

Il saluto tradizionale Maori prevede che si premano allo stesso tempo naso e fronte contro quelli dell’altra persona, condividendone il respiro vitale e di conseguenza l’anima.

INDIA

Qui, il celebre saluto “Namasté” viene effettuato congiungendo i palmi delle mani all’altezza del petto, chinando leggermente il capo. Letteralmente vuol dire: “Mi inchino alle qualità divine che sono in te”, o ancora “Lo spirito che è in me riconosce lo spirito che è in te”.

MONGOLIA
In alcune aree del Paese e del Tibet, è ancora in uso un antico rito di benvenuto che prevede il dono, al nuovo arrivato, di una sciarpa di seta chiamata Hada o Khata, in genere bianca o gialla. Simbolo di rispetto e della purezza di chi dona, va accolta con un lieve inchino.

TIBET 

Non prendetela come una presa in giro infantile o quant’altro, perché qualora un tibetano dovesse mostrarvi la lingua, lo farà in segno di rispetto, per dimostrarvi che egli non è la reincarnazione di un malvagio sovrano del nono secolo, Lang Darma, noto per la sua lingua nera. Tale gesto viene inoltre usato per esprimere accordo con un’altra persona. 

BOTSWANA
Qui il rito del saluto prevede una serie di passaggi più complessa: si allunga il braccio destro mentre la mano sinistra tocca il gomito destro; si intrecciano le mani con quelle dell’altro iniziando dal pollice, per poi arrivare al palmo; e poi si ritorna nella posizione originale. Se ci riuscite, potete dire: Lae kae?, “come stai”?

GRECIA
Tra vecchi amici è in uso una vigorosa pacca sulla spalla, specialmente tra uomini. In realtà, però, questa non è affatto una regola ferrea, bensì una semplice abitudine usata da alcuni, un po’ come per noi italiani in pratica.

TUVALU
Nell’arcipelago polinesiano ci si saluta premendo la faccia sulle guance dell’altro, inspirando profondamente, come se voleste annusarlo.

GROENLANDIA
In molti pensano che in questo paese ci si saluti sfregando i rispettivi nasi, ma in realtà il loro modo di salutare, chiamato Kunik, consiste nell’appoggiare il naso e il labbro superiore sulla guancia o sulla fronte dell’altra persona, anche qui inspirando profondamente.

MALESIA

In Malesia si toccano le dita dell’interlocutore con entrambe i palmi, e poi ci si porta le mani al cuore. Ciò sta a significare che le persone si salutano dal profondo del loro cuore.

FILIPPINE

Nella cultura del Paese del Sudest asiatico è in uso una versione alternativa del baciamano, il Mano Po o Pagmamano, da riservare come saluto e segno di rispetto alle persone più anziane. Soltanto dopo aver chiesto e ottenuto  il permesso, si avvicina la propria fronte alla mano del destinatario, premendola contro di essa, come per accettare una benedizione.

Volete conoscere altri modi di dire “ciao” presenti nel mondo? Allora sostenete l’articolo e condividetelo. Qualora dovesse ottenere un buon numero di visualizzazioni, mi documenterò al meglio per fornirvi tante altre abitudini curiose e divertenti.
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