Curiosità sul Sushi

Il Sushi, come immagino tutti voi sappiate, è un piatto tipico della cucina giapponese a base di riso insieme ad altri ingredienti come pesce, alghe, vegetali e talvolta uova. Il ripieno può essere crudo, cotto o marinato e può essere servito appoggiato sopra il riso, arrotolato in una striscia d’alga, disposti in rotoli di riso o inserito in una piccola tasca di tofu.

 Cenni storici

Ovvietà a parte, ciò che mi preme maggiormente raccontarvi è la storia del Sushi e alcune curiosità che non tutti conoscono. Innanzitutto, esso venne introdotto in Giappone nell’ottavo secolo, dal sud est asiatico e dalla Cina del sud. Secondo Ole Mouritsen, un biofisico della Syddansk Universitet (Danimarca) che ha dedicato la vita a studiarlo, in origine era un modo per conservare il pesce in mancanza dei frigoriferi: metterlo tra strati di riso cotto e acidulato in aceto di riso migliorava le condizioni di vita dei batteri lattici e di conseguenza la fermentazione del pesce, che poteva così essere conservato più a lungo. Via via il processo di fermentazione del pesce è stato abbreviato ed è nata l’abitudine a mangiarlo crudo. Il sushi, appunto.
In occidente invece, il sushi, secondo il parere di molti storici, fu scoperto nel 1953, quando il principe Akihito lo offrì ad alcuni ufficiali americani durante un ricevimento all’ambasciata giapponese a Washington. Tale scoperta viene fedelmente riportata dal Milwaukee Journal.
Come si mangia?
Ora passiamo ad alcune curiosità pratiche, come questa ad esempio: Come si mangia il Sushi? Ovviamente, tutti noi, quando andiamo a mangiare il sushi, impugniamo le bacchette accettando la sfida di mangiare con queste particolari posate. Personalmente, essendo un amante del sushi, devo ammettere che ormai le bacchette per me non hanno più segreti. 
Dovete sapere, però, che il sushi può essere mangiato anche con le mani e in un sol boccone. Per essere precisi, questo vale per il nigiri, ma non per il sashimi.
Intingere il sushi nella soia, senza farlo sfaldare è un’arte: il segreto è immergerlo poco per volta e dalla parte del pesce, in modo da non ungere il riso. Inoltre, il wasabi non deve mai essere mischiato con la soia: è un abitudine occidentale, ma la raffinata cucina giapponese non gradisce tale mix.
Curiosità sui prodotti
Essendo lettori svegli, avrete notato che nel svelarvi alcune abitudini corrette da adoperare per mangiare il sushi, ho accennato a termini quali nigiri, sashimi e wasabi. Chiaramente non posso dare per scontato che tutti andiate a mangiare al giapponese, indi per cui, vi spiegherò cosa sono questi prodotti.
Il sashimi è semplicemente del pesce crudo senza il riso. Il nigiri invece, sono quella specie di polpettine di riso con il pesce. Arrotolando riso e pesce (o altri ingredienti) in una stuoietta di bambù si ottengono invece i maki.
Ho accennato anche al wasabi, affermando che esso non deve mai essere mischiato con la soia. Ma cos’è questo fantomatico wasabi? Si tratta di quella pasta verde molto piccante, che consiglio solo a colori che amano i sapori molto forti. Esso si ottiene dalla radice della Wasabia japonica (ravanello giapponese), una pianta che cresce nelle zone semi-paludose, molto rara fuori dal Giappone, e soprattutto costosa. In Giappone gli chef aggiungono un po’ di wasabi alla preparazione del sushi, anche per sfruttare il suo potere antibatterico. Urge dire, però, che in occidente il “wasabi” che ci servono, è semplicemente del rafano colorato di colore verde, quindi c’entra ben poco con quello vero.
Anche se non l’ho accennato, non si può dimenticare lo zenzero, il quale, servito a parte in fettine sottili di colore bianco o rosato, si mangia per pulire il palato tra due tipi differenti di sushi. Inoltre fa molto bene, per cui è meglio approfittare della sua presenza e mangiarlo.

Il fugu, o pesce palla, è uno dei piatti più prelibati della cucina giapponese, ma può essere letale se non viene preparato correttamente, siccome contiene la tetradotossina, un potente veleno.
In realtà rispetto al passato i casi di avvelenamento da fugu sono diminuiti: 23 tra il 1993 e il 2006 contro i 420 del biennio 1956-1958. Questo perché solo chef con una speciale licenza oggi possono prepararlo e le interiora del pesce, che contengono la tossina velenosa, devono essere rimosse e gettate in appositi contenitori sigillati, pena la chiusura del locale. Solitamente il fugu viene servito come sashimi e disposto nel piatto a mò di crisantemo. Ma non in Europa, dove è vietato quasi dappertutto.
Se alcuni di voi lettori amano talmente tanto il sushi da voler diventare Sushi Chef, dovete sapere che in Giappone è necessario un percorso di studi e pratica di almeno 2 anni, nei quali si apprende come tagliare il pesce in maniera chirurgica e piccoli segreti tipo “il massaggio” del polpo prima di servirlo.

Bene, l’articolo è giunto al termine, per cui non mi resta che augurarmi che l’articolo sia stato di vostro gradimento e vi abbia messo l’irrefrenabile desiderio di fiondarvi dal giapponese il prima possibile.

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