A proposito della centrale nucleare di Krško

In Europa sono attivi ben 140 reattori nucleari, tra questi, nella cittadina di Krško, sita a 130 chilometri da Trieste, sorge questa centrale nucleare, operativa dal 15 gennaio 1983. Essa è dotata di un reattore ad acqua pressurizzata Westinghouse di costruzione canadese da 696 MW elettrici netti contenente 48,7 tonnellate di “combustibile” a base di ossido d’uranio.

La compagnia operativa della centrale Nuklearna Elektrarna Krško (NEK) è co-posseduta dalla compagnia slovena ‘Gen-Energija‘, come parte della compagnia statale Elektro-Slovenija (ELES) e della compagnia statale croata Hrvatska elektroprivreda (HEP).
La centrale nucleare provvede a più di un quarto della elettricità slovena e a circa un quinto di quella croata.
La ragione per cui la centrale è co-posseduta dai due paesi è che le allora costituenti Repubbliche Federate della Jugoslavia avevano programmato di costruire due centrali distinte, una in ogni Repubblica, secondo un accordo del 1970, ma il piano fu abbandonato dopo un referendum in Slovenia nel 1987 in seguito anche alle proteste per lo smaltimento dei rifiuti nucleari, smaltiti solo nelle vicinanze della centrale.
Nel 1997, ELES e NEK decisero di suddividere i costi tra ELES e HEP, ma quest’ultima rifiutò di pagare. Nel 1998 il governo sloveno ha nazionalizzato la NEK, chiudendo le forniture di elettricità alla HEP, dato che quest’ultima continuava a non pagare. Nel gennaio 2001, i leader dei due paesi si accordarono per una gestione comune della centrale nucleare di Krško, per una responsabilità congiunta nella gestione dei rifiuti e per una compensazione dei debiti pregressi.
La gestione congiunta della centrale è perciò cominciata il 1º gennaio 2002, ma in seguito a proteste da parte della popolazione slovena la connessione con la Croazia è stata ristabilita solo nel 2003.
Il 4 giugno 2008 una perdita nel sistema di refrigerazione primario del reattore ha fatto scattare un allarme internazionale ed attivare la procedura di spegnimento dell’impianto, ma fortunatamente non è stata riscontrata alcuna fuga radioattiva nell’ambiente circostante e l’evento è stato classificato a livello 0 (deviazione non significativa per la sicurezza) nella scala INES dell’IAEA ( Agenzia internazionale per l’energia atomica). 
Inizialmente le autorità slovene hanno fatto passare l’incidente per una esercitazione e solo alcune ore dopo, in seguito a domande di chiarimenti da parte delle autorità austriache, hanno avvisato le istituzioni internazionali, compresa l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) e l’ECURIE. . L’Unione europea ha quindi notificato (tramite ECURIE) gli altri Stati membri dell’UE e diverse agenzie di stampa di tutto il mondo hanno poi riferito dell’incidente.
Secondo Greenpeace la procedura di allerta dell’UE fu insolita. Sorprendentemente, le autorità croate non furono direttamente informate circa l’incidente, anche se la Croazia partecipa al sistema ECURIE. Proprio a tal riguardo, molti croati vennero a conoscenza dei fatti attraverso i media stranieri e gli espatriati, nonostante Krsko si trovi a soli 15 km dal confine con la Croazia.
 
Fino all’anno scorso, la chiusura dell’impianto era prevista tra il 2023 e il 2024, anche perché la vita media di un impianto è di 30 anni o massimo 40, ma proprio un anno fa circa, è uscita la notizia che Slovenia e Croazia avrebbero preso la decisione di prolungare la vita operativa della centrale sino al 2043. Chiaramente, ciò avverrà solo e soltanto se l’impianto, nel 2023, supererà i controlli di sicurezza. A tal proposito, proprio di recente ha superato i controlli aggiuntivi richiesti da Bruxelles dopo il terribile disastro accaduto a Fukushima. 

Urge, però, assolutamente dichiarare che la regione  Friuli Venezia Giulia è molto impegnata sul tema della sismicità dell’area in cui si trova la centrale nucleare, la quale è stata recentemente attaccata da scosse di terremoto. A questo proposito, recenti studi sembrano mettere in dubbio che l’edificio ospitante la centrale sia stato costruito rispettando l’attuale rischio sismico. Inoltre, come riporta un servizio del programma di Rai 3, Report, andato in onda alcuni giorni fa, si evince, dall’unica carta di pericolosità sismica attualmente disponibile per l’Europa che, l’area della centrale di Krško è l’unica  a trovarsi in zona rossa, quindi c’è un’elevata pericolosità sismica, inferiore soltanto alle zone violette, le quali hanno una pericolosità ancor maggiore. Purtroppo, oltre ad essere davvero molto vicina ai confini italiani, c’è da dire che da Krško soffia il famoso vento di Bora che, venendo da est-nordest, arriva diritto verso Trieste e quindi l’Italia. Insomma, qualora dovesse esserci un incidente serio che implichi un’emissione di radioattività nell’atmosfera, quasi tutto l’inquinamento radioattivo verrebbe spinto verso di noi. 
I reattori nucleari, all’epoca, ci erano stati presentati come molto costosi da costruire, ma in grado di produrre energia a basso costo. Purtroppo, come è stato ampiamente scoperto, essi si sono dimostrati decisamente costosi e soprattutto pericolosi. Chernobyl e Fukushima sono l’emblema di codesta pericolosità. 
In Italia, per fortuna, a seguito del Referendum del 1987, le centrali nucleari hanno smesso progressivamente di esistere e, nonostante il dibattito si fosse riaperto tra il 2005 e il 2008, il referendum abrogativo del 2011 ha chiuso la questione. Ahimè, nonostante ciò, il nucleare continua ad essere un grosso rischio per noi e per il mondo. 
La salute delle persone viene prima di tutto, ma purtroppo, se si detiene il fine di far valere tale diritto, urge farsi sentire.


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