Il Castello di San Giusto e i suoi musei

Quest’oggi vi parlerò del Castello di San Giusto, il quale sorge sul colle omonimo che domina la città di Trieste. La costruzione della fortezza, voluta dagli imperatori d’Austria per proteggere e controllare la città e per dare alloggio al Capitano imperiale, si procrastinò dal 1468 al al 1636.

L’edificazione ebbe inizio con la Casa del Capitano, un’abitazione fortificata affiancata da una torre a “L”, successivamente inglobata in una fortezza triangolare munita ai tre vertici di bastioni di diversa forma perché man mano aggiornati sulle più moderne tecniche belliche e difensive: il Bastione Rotondo o Veneto del 1508-1509; il Bastione Lalio o Hoyos, dalla forma poligonale, del 1553-1557; il triangolare Bastione Fiorito o Pomis, completato nel 1636.
I Capitani imperiali austriaci soggiornarono nel Castello fino al 1750, quando vi vennero insediate una guarnigione militare e una prigione. 
A seguito di un radicale intervento di restauro, dal 1936 il Castello è stato trasformato in museo e aperto al pubblico, diventando uno dei simboli della città. All’interno del Castello vi sono due importanti sezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte: il Civico Museo del Castello di San Giusto- Armeria e il Lapidario Tergestino al Bastione Lalio
Al complesso fortificato si accede da una rampa conclusa da un ponte levatoio in legno, gettato su un fossato di limitata larghezza; attraversato l’atrio, voltato a crociera, si raggiunge il Piazzale delle Milizie, dove scale e camminamenti scoperti conducono ai bastioni.

Il Civico Museo del Castello di San Giusto – Armeria

Il Civico Museo del Castello di San Giusto – Armeria è ospitato negli ambienti quattro-cinquecenteschi della Casa del Capitano
Al piano terra ad accogliere il visitatore ci pensa la tardogotica cappella di San Giorgio, caratterizzata nella zona absidale dalla volta a crociera con costoloni, che poggiano su mensole a forma di testa, e dallo stemma dell’imperatore Federico III d’Asburgo, il quale nel 1468 aveva dato il via alla costruzione della fortezza, al centro della volta stessa. 
Al primo piano del museo si apre la sontuosa Sala Caprin, ricavata durante i restauri avvenuti negli anni ’30 del Novecento. Il suo fine è quello di accogliere gli arredi appartenuti a Giuseppe Caprin ( Trieste 1843-1904). L’illustre giornalista, editore, storiografo e patriota triestino aveva fatto della propria abitazione un noto salotto di italianità e cultura. Gli arredi, i cassoni nuziali, i dipinti e le sculture sono tutti di ambito veneto e databili tra il ‘500 e il ‘700. 
Sul soffitto bivacca l’opera più importante della collezione, ovvero una grande tela con il Trionfo di Venezia, databile alla fine del ‘600. 
Al secondo piano trova finalmente spazio l’Armeria. L’esposizione è articolata secondo la classificazione per tipi, suddivisi in armi in asta (cioè alabarde, partigiane, corsesche, falcioni), armi bianche lunghe e corte (ovvero spade e altre armi da taglio come pugnali e baionette), armi da getto (quali le balestre), armi da fuoco lunghe e corte (cioè spingarde, fucili e pistole) ed accessori (come fiasche da polvere e cartucciere).
Alle armi si accompagnano diversi antichi forzieri metallici di diverse fogge e dimensioni.

Lapidario Tergestino

I sotterranei del Bastione Lalio presentano la Trieste romana, denominata Tergeste: l’esposizione è affidata a 130 monumenti lapidei provenienti dall’area capitolina, dagli edifici sacri, dal Teatro e dalle necropoli.
La Sala A comprende alcuni dei monumenti onorari più conosciuti, tra cui le iscrizioni affisse presso le porte urbiche in memoria della costruzione delle mura e delle torri e la base del monumento equestre del concittadino Lucio Fabio Severo, che fu senatore a Roma.
Segue la Sala B dove sono riunite le iscrizioni imperiali che ricordano gli interventi per l’erezione di edifici pubblici cittadini. Accanto, sono esposti i materiali provenienti dalla Basilica civile, i cui resti archeologici sono tuttora visibili nel piazzale alla base del Castello.
Saliti nella Sala C, si trovano i monumenti sepolcrali, suddivisi per provenienza: comprendono are, stele, cippi, urne e sarcofagi che ricordano i nomi degli antichi tergestini.
La discesa alla Sala D permette di scoprire i mosaici provenienti dalla lussuosa villa marittima rinvenuta lungo la costa, presso Barcola. Databili tra la fine del I secolo a.C. e la metà del I d.C., documentano il gusto raffinato dei ricchi proprietari che vollero imitare le ville imperiali.
Risaliti alla Sala C segue il settore dedicato ai luoghi di culto e alle divinità con dediche a Giove, Cibele, Silvano, Bona Dea, Ercole e Minerva.
Dagli scavi del Teatro Romano deriva infine l’eccezionale serie di statue che ne decoravano la scena: Venere, Bacco, Apollo, Minerva, Igea ed Esculapio e il ritratto del finanziatore del suo abbellimento.
Facendo un passo indietro, non si può non accennare a “Mikeze e Jakeze”, ovvero le statue originali dei due automi che si possono ammirare all’entrata del Castello, i quali hanno lo scopo di scandire le ore sulla torre campanaria del Municipio di Trieste
Insomma, il Castello di San Giusto è uno dei simboli principali della città di Trieste, indi per cui, qualora prendeste l’ottima decisione di visitare lo splendido capoluogo del Friuli Venezia Giulia, nonché la città dove vivo da quando sono nato, ricordatevi di non limitarvi ad ammirare il Castello da fuori, perché vi perdereste davvero molto. 
Di: Martino Linardi
Fonti immagini e/o contenuti:

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