L’ambiente glaciale

                                                             
Lingua glaciale in Alaska.
Un ghiacciaio è una grande massa di ghiaccio naturale che deriva dalla trasformazione della neve ed è osservabile su una scala temporale umana. Esso si forma ad una condizione fondamentale: la neve caduta durante l’inverno non deve fondere durante la stagione estiva.
La neve perenne si trasforma in ghiaccio se le precipitazioni nevose sono state talmente abbondanti da non sciogliersi completamente e se le temperature estive non sono sufficientemente elevate. Affinché ci siano queste condizioni, la latitudine gioca un ruolo fondamentale.
Quando la neve accumulata durante la stagione invernale non fonde, sopra di essa si può accumulare la neve fresca della nuova stagione invernale, quest’ultima comprime con il suo peso il vecchio accumulo di neve trasformando i cristalli del sistema esagonale in granuli molto più densi e meno porosi. Si ha un cambiamento di forma e anche di densità, poiché si passa dal 90% di contenuto d’aria della neve fresca al 20% del ghiaccio di un ghiacciaio. In un ghiacciaio i granuli di ghiaccio sono concatenati tra loro e l’aria è confinata in bolle. Il risultato della trasformazione è il firn glaciale.
Un ghiacciaio si sposta quando ha raggiunto un certo spessore, la forza di gravità si fa sentire notevolmente e lo avanzare verso le quote inferiori della superficie topografica.

In un ghiacciaio possiamo distinguere una zona di accumulo ed una zona di ablazione. Nella prima prevale l’accumulo di neve che si trasforma in ghiaccio, nella seconda prevale il consumo del ghiaccio che si è formato. Esse sono separate dal limite delle nevi perenni.

L’ablazione può aver luogo per fusione della parte terminale della lingua glaciale a causa delle temperature più elevate; per calving, cioè per il distacco di grossi blocchi di ghiaccio quando il ghiacciaio entra in contatto con il mare; per sublimazione, cioè si ha un passaggio diretto dallo stato solido del ghiaccio a quello gassoso del vapore acqueo.

Esistono due diversi tipi di ghiacciai: i ghiacciai di montagna e i ghiacciai continentali.
I ghiacciai di montagna di formano nei circhi glaciali per l’accumulo di neve a quote elevate, il progressivo accumulo e inspessimento della coltre può portare alla fuoriuscita del ghiacciaio che avanza verso valle con una lingua glaciale. Alla lingua principale possono unirsi altre lingue provenienti dalle valli tributarie; al piede del ghiacciaio si trovano spessissimo torrenti e laghetti che si creano grazie alla fusione del ghiaccio sia superficiale che di fondo.

I ghiacciai continentali sono le calotte polari della Groenlandia e dell’Antartide che scendono verso il mare in tutte le direzioni con numerose ramificazioni.  Sia verso la superficie che nella zona di contatto con il fondo hanno una forma convessa, lo spessore massimo è raggiunto nella parte centrale del corpo glaciale, nella zona di accumulo.
In entrambi i tipi di ghiacciai se la quantità di ghiaccio che si forma è superiore a quello che si è sciolto allora il corpo glaciale avanza, l’accumulo è maggiore dell’ablazione. Se l’ablazione è maggiore rispetto all’accumulo il ghiacciaio si ritira. Se accumulo e ablazione si equivalgono allora si ha una condizione di stabilità.
Purtroppo nell’ultimo secolo in quasi tutto il pianeta ha prevalso l’ablazione a scapito dell’accumulo a causa dei drastici cambiamenti climatici. Lo scioglimento dei ghiacciai ha coinvolto tutti i più grandi depositi glaciali della criosfera, in particolare Artide e Antartide.  I cambiamenti climatici sono dovuti all’innalzamento medio della temperatura terrestre, di cui l’uomo è il principale responsabile con le emissioni di gas serra. 
Il problema non è circoscritto solo alle zone polari o glaciali dove si assiste alla distruzione di un ambiente unico e all’estinzione delle specie che vi abitano, ma si estende a tutto il pianeta. Il livello del mare sta salendo e molte città costiere in un immediato futuro potrebbero trovarsi allagate o addirittura sommerse.
 La banchisa ( il ghiacco marino ) funge da ”coperta” isolante  per l’oceano, limitando così lo scambio di calore e di vapor acqueo tra la massa d’acqua e l’atmosfera. E’ un circolo vizioso: più la temperatura sale più l’acqua si scalda, evapora e dà luogo a fenomeni meteorologici estremi nelle zone temperate del mondo, infatti di recente è aumentato il numero annuo di uragani, tornado, alluvioni e tempeste in tutti e due gli emisferi. L’aumento sproporzionato di vapore acqueo nella parte alta dell’atmosfera determina una variazione dei flussi planetari dell’aria, che vanno a modificare le precipitazioni delle aree climatiche accentuandole. Le aree tropicali e subtropicali stanno diventando ancora più calde e secche con precipitazioni scarsissime, mentre quelle temperate più calde e afose, con periodi di scarsa piovosità alternati a periodi dove le piogge sono incredibilmente più abbondanti.
Inoltre sia il ghiaccio continentale che quello marino sono un’importante sistema naturale di raffreddamento planetario, le enormi distese imbiancate sono uno ”specchio” che riflette i raggi solari permettendo alla superficie terrestre di assorbire solo una parte dell’energia che essi trasportano.  Se al posto dei ghiacci ci fosse solo una scura superficie oceanica o continentale i raggi non verrebbero in gran parte respinti, l’energia assorbita sarebbe maggiore e di conseguenza avremmo un maggior riscaldamento;  è proprio quello che sta accadendo.
Un iceberg alla deriva.
Il ritiro del ghiacciaio Galambra in Val di Susa.
Ritiro del ghiacciaio Muir in Alaska e del ghiacciaio Pio XI in Patagonia.
Un altro fatto molto preoccupante legato al riscaldamento globale è lo scioglimento del permafrost. Esso è uno strato di terreno ghiacciato tipico delle regioni polari, raggiunge la massima profondità nella tundra siberiana con i suoi 1500 m di spessore. Il ghiaccio sciogliendosi rilascia nell’atmosfera grandi quantità di metano, un gas serra molto più dannoso dell’anidride carbonica. Si calcola che nella sola Siberia vi siano più di 7 mila enormi bolle di metano pronte ad esplodere, sono ben visibili nel paesaggio della tundra perché provocano dei tipici rigonfiamenti del terreno. E’ stato stimato che durante lo scorso anno sono state rilasciate 4 milioni di tonnellate di metano contro le 0.5 di un precedente studio, è evidente che il problema si sta aggravando. Nel permafrost sottomarino artico sono imprigionate 1400 gigatonnellate   di metano, 50 di queste si trovano in un equilibrio precario e rischiano di essere rilasciate in atmosfera in qualsiasi momento. Se accadesse ciò la quantità di metano presente in atmosfera aumenterebbe di un fattore dodici.
Bolle di metano in Siberia.
Con le attività umane stiamo distruggendo il pianeta e mettendo a serio rischio la nostra esistenza, il riscaldamento globale se continuerà di questo passo ci porrà di fronte a scenari catastrofici e fino a poco tempo fa inimmaginabili entro qualche decina d’anni. Prepariamoci.

Articolo di Marco Divincenzo.
Fonti:
Geoenv.it –  Lezioni di geologia;
R.it Ambiente – L’allarme di Greenpeace:” Il ghiaccio dell’Artico si scioglie sempre più rapidamente”;  
Università degli Studi di Trieste – appunti personali.  

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