India: Alla scoperta del Taj Mahal

Il Taj Mahal venne costruito ad Agra, in India, tra il 1631 e il 1648 per ordine dell’imperatore Moghul Shah Jahan in ricordo di Mumtaz Mahal, sua seconda moglie, la quale morì di parto a soli 38 anni. 

Il Taj Mahal è un autentico gioiello dell’arte musulmana e viene considerato una delle Sette Meraviglie del Mondo moderno

Addentrandoci nello specifico, il Taj Mahal è situato sulla riva destra del fiume Yamuna in un vasto giardino Mughal che comprende quasi 17 ettari. Per la sua costruzione, muratori, scalpellini, intarsiatori, intagliatori, pittori, calligrafi, costruttori di cupole e altri artigiani furono requisiti da tutto l’impero e anche dall’Asia centrale e dall’Iran. Ustad-Ahmad Lahori fu l’architetto principale. Ad ogni modo, per il completamento dell’opera furono impiegate in totale ben 20.000 persone. 
Il Taj Mahal è composto da 5 cupole: quella più grande è posta al centro, mentre le altre 4, più piccole, sono collocate attorno a quella centrale. Nonostante le pareti siano interamente rivestite di marmi, la struttura portante è realizzata in pietra arenaria rossa e mattoni. La costruzione è simbolica: la massiccia struttura quadrata della base rappresenta il mondo materiale, la cupola circolare la perfezione della divinità e la forma ottagonale della struttura l’uomo, punto di giunzione tra mondo materiale e spirituale.

Abbandono e Restaurazione

Subito dopo la fine della costruzione del Taj Mahal, Shah Jahan fu deposto dal figlio ed imprigionato. In questo stesso periodo la capitale dell’impero Moghul fu spostata da Agra a Delhi, facendo diminuire considerevolmente l’importanza di questa città e l’attenzione delle autorità su di essa.
A causa di un disinteresse durato diversi secoli, alla fine del XIX secolo, complici l’erosione ed i ladri depredatori di tombe, la struttura versava in un grave stato di abbandono. Durante il governatorato inglese di Lord William Bentinck, inoltre, ci sarebbe stato un piano per demolire il Taj Mahal al fine di recuperare i marmi di cui è ricoperto e i terreni da utilizzare poi per la coltivazione.
Secondo alcuni, tuttavia, questa sarebbe solo una voce messa in giro in quel periodo per screditare l’immagine del poco amato governatore Lord Bentinck.
Questo periodo di abbandono e disinteresse terminò con la nomina a viceré indiano dell’inglese Lord George Nathaniel Curzon nel 1899, il quale avviò un restauro dell’intera struttura terminato nel 1908.
Durante il XX secolo l’edificio venne curato davvero molto: nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, il Governo indiano eresse un’impalcatura attorno alla struttura per difenderla da eventuali danni provocati da attacchi aerei da parte dei tedeschi prima e dei giapponesi poi. Tale precauzione fu presa anche durante la guerra tra India e Pakistan, tra il 1965 e il 1971.
Negli ultimi anni, invece, il Taj Mahal ha dovuto affrontare, tuttavia, un nemico molto più subdolo: l’inquinamento. A causa delle polveri sottili, infatti, il candido marmo di cui è ricoperto si sta ingiallendo. Al fine di risolvere questo problema, oltre alle normali operazioni di pulitura regolarmente commissionate dal Governo indiano, dovrebbe essere fatto un intervento di trattamento dei marmi con dell’argilla del costo di oltre 200.000 dollari, che dovrebbe richiedere due o tre mesi ed essere ripetuto ogni tre anni. Per evitare un intervento così dispendioso, oltretutto da ripetersi così spesso, le autorità locali hanno messo in atto delle misure di prevenzione: una legge, infatti, vieta di erigere industrie inquinanti nell’area circostante al Taj Mahal.

L’interno

Al centro del mausoleo c’è una stanza principale ottagonale che contiene i cenotafi di Shah Jahan e di Mumtaz Mahal e al di sotto della quale è posta un’ulteriore stanza minore (contenente le tombe dell’imperatore e di sua moglie). Essa è circondata da quattro stanze minori anch’esse di forma ottagonale e da quattro rettangolari, ciascuna delle quali presenta delle aperture a forma di arco ogivale (una per ogni parete). Le stanze ottagonali sono ubicate agli angoli del mausoleo, in corrispondenza  dei lati corti dell’ottagono di base, mentre quelle rettangolari lungo le facciate contenenti gli ingressi. Lo spazio della stanza principale è definito da otto archi ogivali, tutti aperti, che permettono il collegamento con le otto stanze circostanti. Al di sopra di questi e poco sotto la cupola interna si aprono altrettanti archi, di cui quattro sono aperti ma coperti da una grata di marmo finemente intagliata.
La sala è coperta con una falsa cupola, rivestita come il resto di marmo, che ha il suo piano di imposta ad un’altezza di 25 metri dal piano di calpestio. Al centro esatto della stessa c’è una decorazione a forma di sole, simboleggiante la presenza di Allah.
Le stanze laterali sono sovrastate da cupole, al di sopra delle quali si attestano ad un piano superiore delle stanze uguali a quelle inferiori. La divisione in due piani è visibile anche all’esterno e all’interno della stanza centrale: la doppia fila di archi, infatti, riprende la posizione dei piani inferiore e superiore. 

I cenotafi 

I cenotafi dell’imperatore e di sua moglie si trovano al livello della stanza principale, mentre le tombe vere e proprie, ovvero quelle contenenti le salme si trovano nel livello immediatamente sottostante, orientate in modo da essere esattamente nello stesso punto in cui si trovano i sovrastanti cenotafi. Il cenotafio di Mumtaz Mahal è al centro esatto della struttura, mentre quello dell’imperatore è ad un lato, nella parte occidentale. I cenotafi sono circondati da un recinto ottagonale in marmo perforato, in cui ognuno degli otto pannelli di cui è costituito è stato intagliato da una singola lastra marmorea, regalandogli una decorazione con figure floreali. Entrambi sono rivolti sull’asse est-ovest, verso La Mecca.
Il cenotafio della moglie dell’imperatore è decorato con il versetto 185 della terza sura del Corano, mentre l’altro riporta una scritta che lo identifica come quello dell’imperatore.

Il giardino 

Il giardino presenta una forma tipica dei giardini della dinastia Moghul. A tal riguardo, è diviso in quattro parti uguali da due canali che si incrociano nel mezzo. Al suo interno si trovano aiuole di fiori, viali alberati e canali d’acqua, che creano un suggestivo effetto riflettendo l’immagine della costruzione alle loro spalle. Ogni quadrato formato dai canali si compone a sua volta di quattro parti divise da percorsi rialzati pavimentati con pietra. Si dice che in ognuna di queste furono piantate 400 piante.
La struttura del giardino si rifà molto alla visione del paradiso in quel periodo: esso era visto come un giardino ideale abbondantemente rifornito d’acqua. Nei testi mistici dell’Islam, poi, esso era descritto come composto da quattro canali che si incontrano in una montagna o una cascata centrali, che dividono il tutto nei quattro punti cardinali. La visione del giardino come simbolo del paradiso è ulteriormente rafforzata dalle calligrafie presenti sul portale principale, che presentano un invito ad entrare nel paradiso. 
Due file di cipressi, simbolo di immortalità, sono poste parallelamente al canale. Al fine di evitare che l’attenzione dell’osservatore sia sviata in direzioni laterali, i cipressi e le fontane nei canali sono collocati esclusivamente lungo l’asse nord-sud.
Al termine dei canali, che attraversano il giardino lungo la direzione est-ovest, sono ubicate due costruzioni simmetriche chiamate Nagar Khanas, i portali secondari. Esse si attestano lungo il muro che circonda il complesso. Sono costituite di arenaria rossa e sono posizionate su un leggero rialzamento. Lungo la facciata, inoltre, sono poste due file di archi ogivali e, sopra di esse, due balconi.

Il Taj Mahal è considerato il maggiore successo dell’architettura Indo-islamica. La combinazione di colori quali il verde lussureggiante del giardino circostante, il rossastro del sentiero e il blu del cielo provocano nell’osservatore stati d’animo piuttosto variegati. In aggiunta a ciò, i rilievi in marmo e gli intarsi con pietre preziose donano a questo capolavoro dell’architettura un’unicità a dir poco eccezionale.

Di: Martino Linardi
Fonti:
Unesco.org-Taj Mahal 
Wikipedia.org-Taj Mahal


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