Ani, un’antica meraviglia in rovina

Ani è un’antica città medioevale situata a 45 km dalla città di Kars nell’Anatolia Orientale, è stata fondata più di 1600 anni fa su un altopiano triangolare incastonato tra le valli scavate dai corsi fluviali, nello specifico tra le gole del fiume Akhurian e la valle Tzaghkotzadzor.

Del suo splendore rimangono al giorno d’oggi solo numerose rovine di torri, mura, chiese, palazzi e tanti altri tipi di edifici; era un luogo di incontri culturali e religiosi, molto ricca grazie alla posizione geografica vicina ad importanti rotte commerciali, questo fattore fu fondamentale per la sua crescita e la portò ad avere tra i 100 ed i 200 mila abitanti al culmine della sua ascesa. Un’ascesa che le permise di rivaleggiare con le più importanti città dell’epoca come Costantinopoli, Baghdad, Il Cairo.
E’ nata con il ruolo di fortezza in una posizione strategica prima del V secolo d.C. per volere della dinastia armena dei Kamsarakan, essa fu incorporata nella dinastia dei Bagratidi all’inizio del IX secolo.
La prima capitale armena fu Bagaran, poi lo divenne Shirakavan e nel 929 Kars. Ani divenne capitale nel 961 per volere di re Ashot III.
Nel 992 il Catolicosato armeno fu trasferito nella nuova capitale, in questo periodo Ani era conosciuta come ” la città delle quaranta porte ” e ” la città delle milleuno chiese ”, essa raggiunse il suo massimo splendore sotto il regno di Gagik I, tra il 989 e il 1020.
Dopo la morte di Gagik I la città venne consegnata a Basilio II dal figlio del defunto re, con lo scopo di mettere un uomo forte al potere per proteggerla dai bizantini; nonostante questa mossa i bizantini se ne impadronirono nel 1045.
La città fu anche un obiettivo delle ambizioni turche, questi la misero sotto assedio per volere del sultano Alp Arslan; nel 1064, dopo 25 giorni d’accerchiamento, la capitale armena cadde.
Nel 1199 le truppe della regina di Georgia Tamara Bragation che diede il compito di governare a due suoi generali da cui discese la dinastia dei Zakaridi. Fu un nuovo periodo d’ascesa: vennero rafforzate le mura, i sistemi difensivi e vennero costruite nuove chiese, ma tale tendenza non era destinata a durare a lungo. Nel 1226 infatti, i mongoli entrarono nella città depredando tutto quello che trovarono  sul loro cammino e uccidendo la maggior parte della popolazione, tutto questo mentre in governatore Shahanshah era assente. I pochi Zakaridi rimasti non poterono fare altro che accettare le condizioni mongole e diventare loro vassalli pur mantenendo il governatorato di Ani. Iniziò un periodo di lento ed inesorabile declino.
In seguito ai mongoli vennero i Persiani Safavidi che la governarono fino all’imposizione dell’Impero Ottomano del 1579.
Com’era Ani nel medioevo.
 In epoca moderna, nel 1878, la regione di Kars passò sotto l’Impero russo e nel 1892 cominciarono i primi scavi archeologici ad opera di Nikolai Marr. Vaste aree della città vennero portate alla luce, numerosissimi edifici vennero restaurati urgentemente a causa delle cattive condizioni in cui si trovavano, decine di migliaia di reperti vennero raccolti in un museo suddiviso in due edifici; il primo ospitato nella moschea di Minuchihr e il secondo costruito appositamente per l’occasione. Prima della Grande Guerra venne proclamata la Repubblica Democratica d’Armenia, la cui indipendenza durò poco poiché l’esercito dell’Impero ottomano si avvicinò velocemente con l’obiettivo di conquistare l’intera regione. Circa 6 mila oggetti del museo vennero evacuati e trasferiti in un’unica collezione che oggi fa parte del Museo di Stato di Storia Armena di Erevan. La maggior parte dei reperti venne distrutta dall’esercito invasore o perduta. Gli ottomani persero la prima guerra mondiale e ciò consentì agli armeni di riprendersi Ani, ma a breve ci fu una nuova offensiva contro la neonata Repubblica; nel 1921 con il trattato di Kars, Ani e tutto il suo territorio entrarono a far parte della Repubblica turca definitivamente. Poco dopo l’annessione l’Assemblea Nazionale Turca ordinò al comandante del Fronte Orientale Kazim Karabekir di ” spazzare via i monumenti di Ani dalla faccia della terra ”, un ordine scellerato che venne in gran parte eseguito, lo prova il fatto che non vi è più traccia degli scavi condotti da Marr e dei lavori di restauro degli edifici.
Nonostante le numerose dominazioni e depredazioni esistono ancora numerose rovine e reperti che possono essere ammirati nel luogo dove sorgeva la maestosa città. Su tutti spicca la Cattedrale di Ani, costruita nell’XI secolo dall’architetto Trdat, emblema dell’architettura armena del tempo, purtroppo la sua cupola si sbriciolò nel 1319 in seguito ad un violento terremoto che sconvolse la regione.  E’ importante anche la chiesa di San Gregorio di Tigran Honents la cui costruzione è stata finanziata da un ricco mercante nel 1215, è molto ben conservata e al suo interno ci sono affreschi che illustrano la vita di Cristo e San Gregorio illuminatore. Tra gli altri edifici è d’obbligo ricordare la chiesa del Santo Redentore, la chiesa di San Gregorio di re Gagik, la chiesa dei Santi Apostoli, la moschea di Manuchihr, il Tempio del Fuoco zoroastriano e le imponenti mura con le torri di guardia che un tempo proteggevano la città.
Per conservare questo luogo affascinante tutto il sito archeologico di Ani è entrato a far parte delle dieci nuove meraviglie dell’Unesco il 15 luglio 2016.
La Cattedrale di Ani.
Interno della Cattedrale.
Chiesa di San Gregorio di Tigran Honents.
Affreschi di San Gregorio.

Chiesa del Santo Redentore.
Le rovine della Chiesa dei Santi Apostoli.
Tempio del Fuoco del culto zoroastriano.
Monastero delle Vergini di Santa Ripsima.
Moschea di Manuchihr.

Di: Marco Divincenzo
Fonti:
Wikipedia, l’enciclopedia libera;
Annalisa Lo Monaco per Vanilla Magazine, Ani: la Capitale Armena delle 1001 Chiese completamente abbandonata.

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